1 hashtag può salvare il mondo?

1 no ma 4 hashtag sono un buon inizio!

Quest’articolo mi è venuto in mente leggendo Internazionale ed in particolare questo passaggio:

Ora all’improvviso gli stessi social network che avrebbero dovuto tenere i giovani con la testa tra le nuvole erano diventati le loro armi e il loro strumento di lotta: attraverso la rete i giovani si chiamavano, si davano appuntamenti, indicazioni e istruzioni. Resistevano” – cit Martin Caparros- Internazionale 15 giugno 2018

E’ un estratto di un articolo sulla rivoluzione in corso in Nicaragua.

Non è la prima volta nella storia recente che i social giocano un ruolo fondamentale nella mobilitazione dei cittadini. E’ un altro modo di utilizzare i social non solo per svago ma per trasmettere un messaggio forte e universale.

Questo è il loro potere.

Ovviamente, non si può paragonare l’uso dei social per diffondere buone pratiche ambientali con lotte sociali di tutt’altra dimensione, ma si può prendere ispirazione.

Sono tante le associazioni che provano a diffondere buone pratiche attraverso l’uso degli hashtag.

Ve ne presento qui 4 che parlano soprattutto di imballaggi e littering.

Per segnalarne altre: mademoisellegreenintaly@gmail.com

1- #BeatPlasticPollution: Combattere insieme l’inquinamento della plastica

Per la giornata dell’ambiente, United Nations ha lanciato la campagna #beatplasticpollution. L’idea è semplice, rimpiazzare un oggetto usa e getta con la sua versione riutilizzabile. Alcune celebrità, come Arnold Schwarzenegger si sono già fatte avanti!

2- Greenpeace e il Plastic Radar.

L’iniziativa è alla portata di tutti, basta avere un telefono cellulare su cui sia installata l’applicazione Whatsapp e, una volta ritrovato un rifiuto in plastica sulle spiagge, sui fondali o sulla superficie dei mari italiani, segnalarlo al numero di Greenpeace +39 342 3711267 tramite l’applicazione.

Per effettuare una segnalazione sarà necessario scattare una foto del rifiuto e, se possibile, fare in modo che sia riconoscibile il marchio e il tipo di plastica di cui è costituito. Successivamente va inviata a Greenpeace, insieme alle coordinate geografiche del luogo dove è stato individuato tale rifiuto. Ogni segnalazione viene elaborata da Greenpeace e i dati relativi aL tipo di rifiuto e posizione saranno disponibili in forma aggregata – nell’arco di 24-48 ore – sul sito plasticradar.greenpeace.it

3- #svestilafrutta, greenMe.it dice no all’overpackaging

Basta fare un giro per qualsiasi tipo di supermercato e trovarsi davanti a dei veri e propri paradossi, ecco perché greenMe.it lancia la campagna social #svestilafrutta che ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’abuso degli imballaggi in plastica e arrivare fino all’orecchio dei produttori per creare un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi.

La plastica molto spesso viene utilizzata una sola volta, ma ricordiamoci che non sempre è garanzia di mantenimento dell’integrità di un prodotto, soprattutto quando quel tipo di frutta o verdura non avrebbe di per sé bisogno di nessun tipo di imballaggio.

Per saperne di più, clicca qui

4- #1rifiutoalgiorno, cugino dell’iniziativa #1dechetparjour-1pieceofrubbish

Un inglese un po’ pazzo sbarca a Marsiglia e si innamora delle città. Se ne innamora a tal punto che la pulisce! Ogni giorno raccoglie uno o più rifiuti. La sua associazione si chiama #1dechetparjour .

A Marsiglia mi direte, ha tanto lavoro. Ma quando ci si guarda introno con un minimo di attenzione, ovunque nel mondo, si vede spazzatura: nascosta tra l’erba alta, portata del vento negli angoli di un parco o semplicemente abbandonata per strada.

Dopo questa presa di coscienza, ho deciso di importare in Italia #1dechetparjour. Perché, anche a Milano, ci sono rifiuti abbandonati!

Il progetto è ancora all’inizio. Se volete vederlo evolvere, potete seguirmi su instagram e facebook.

Con quest’ultimo Hashtag, vi auguro una felice estate attiva su social e nella vitA reale.

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